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Conservazione delle felci (Pteridophyta) e delle orchidee (Orchidaceae) nel Parco della Vena del Gesso Romagnola

Le felci (Pteridophyta) e le orchidee (Magnoliophyta, Liliopsida, Liliales, Orchidaceae) sono due gruppi botanici di grande importanza per il Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola.
Con 21 specie di felci (ed equiseti) e 31 specie di orchidee, la Vena del Gesso romagnola è un hot spot regionale per questi due gruppi, con elementi di importanza nazionale (Cheilanthes persica) e internazionale (Himantoglossum adriaticum).
La felcetta persiana Cheilanthes persica (Bory) Mett. ex Kuhn è specie presente a livello nazionale soltanto in un settore ben preciso della Vena del Gesso, compreso tra il torrente Sintria (Monte Mauro) e il torrente Senio (Monte Tondo, grotta del Re Tiberio), poi distribuita a partire dai Balcani e fino alle pendici occidentali della catena Himalayana.
Il barbone adriatico Himantoglossum adriaticum H. Baumann è specie di importanza comunitaria, protetta ai sensi della direttiva 92/43/CEE (allegato II). Questa specie è presente con una decina di nuclei nel settore orientale dei Gessi di Brisighella e Rontana, in cui le aree naturali e semi-naturali (prati, oliveto biologico) di proprietà pubblica del solo centro visite Rifugio Ca' Carné ospitano ben 25 specie di orchidee.
Sia le felci, che le orchidee sono elementi caratterizzanti quattro habitat protetti dalla direttiva 92/43/CEE: 8210 Pareti rocciose calcaree con vegetazione casmofitica; 88310 Grotte non ancora sfruttate a livello turistico; 6210* Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia) con stupenda fioritura di orchidee; 6220-Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea.
Infine, le felci e le orchidee, oltre ad essere specie importanti dal punto di vista conservazionistico, in molti casi buoni indicatori ambientali e in alcuni casi rappresentate da specie fortemente minacciate, sono senza dubbio "specie bandiera". Specie, cioè, conosciute anche dal grande pubblico, apprezzate per il loro aspetto estetico e le loro particolarità ecologiche, spesso (con specie generalmente tropicali) coltivate e, quindi, in un certo senso "vicine" all'uomo.
Le felci e le orchidee sono rappresentate da molte specie stenoecie, pertanto intrinsecamente minacciate dallo stretto legame con precise caratteristiche ambientali.
Soltanto alcune specie presentano una più alta valenza ecologica e sono, ovviamente, più diffuse e comuni in tutto il territorio.

Il documento preliminare al Piano Territoriale del Parco prevede la reintroduzione della felce Asplenium sagittatum, che risulta estinta nella Vena del Gesso dagli anni '60 del Novecento. Si tratta di specie steno-mediterranea assai rara in Italia, dove era presente nel versante adriatico della penisola solamente presso la Vena del Gesso romagnola, all'ingresso della grotta del Re Tiberio.
Per tale specie estinta è già in corso un progetto di reintroduzione, non nel solo sito di presenza originaria, ormai degradato a causa dell'interruzione dello stillicidio operato dall'attività estrattiva tuttora in corso, ma in altro sito che presenta caratteristiche simili.

La reintroduzione è effettuata mediante prelievo in natura di esemplari provenienti dai nuclei più vicini, successiva coltivazione ex-situ e piantumazione in natura.
Il progetto è condotto dall'Ente Parco in collaborazione con l'Università della Tuscia, il WWF e la Federazione Speleologica Regionale dell'Emilia-Romagna. 

Per dare continuità a quest'ultimo progetto ed aumentare le possibilità di raggiungere l'ambizioso obiettivo prefissato, ma anche per conservare in generale il patrimonio botanico legato a questi due gruppi di piante, nonché per diffondere la consapevolezza del loro valore, l'Ente Parco ha redatto un nuovo progetto, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna nell'ambito del Piano d'Azione Ambientale e dal Parco stesso, per la conservazione delle felci e delle orchidee nell'area protetta.

Il progetto prevede:

  • a) conservazione generale delle specie di felci e orchidee
  • b) conservazione specifica di alcune delle specie maggiormente rappresentative e/o minacciate di felci (Asplenium sagittatum, Cheilanthes persica, Cystopteris fragilis, Phyllitis scolopendrium, Polystichum lonchitis) e di orchidee (Himantoglossum adriaticum, Ophrys bertolonii, Ophrys insectifera, Orchis simia, Serapias vomeracea, Spiranthes spiralis).
  • c) riqualificazione e conservazione degli habitat: 8210 Pareti rocciose calcaree con vegetazione casmofitica; 8310 Grotte non ancora sfruttate a livello turistico; 6210 (*). Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia) (* stupenda fioritura di orchidee); 6220-Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea.

In particolare, il progetto prevede la conservazione attiva delle felci e delle orchidee della Vena del Gesso romagnola, mediante le seguenti azioni:

  • a) prosecuzione (Asplenium sagittatum) o avvio (Polistychum lonchitis, Cystopteris fragilis) degli interventi di reintroduzione in natura; per P. lonchitis l'intervento deve prima essere valutato in base alla possibilità di ottenere gli sporofiti dalle fronde dell'unico esemplare presente ed attualmente morto;
  • b) valutazione della possibilità di potenziare i popolamenti di alcune specie rarissime all'interno dell'area protetta tra cui: Asplenium onopteris, Asplenium adiantum-nigrum; Adiantum capillus-veneris, Polistychum aculeatum e realizzazione degli interventi conseguenti;
  • c) piccoli interventi di contenimento della vegetazione ombreggiante i nuclei di Cheilanthes persica, mediante taglio selettivo di alcuni alberi o arbusti;
  • d) ripristino dello stillicidio presso la grotta del Re Tiberio (sito originario di presenza di Asplenium sagittatum), al fine di ripristinare le caratteristiche edafiche idonee a molte specie di felci, tra cui la stessa Asplenium sagittatum ed alcune rare e localizzate nella Vena del Gesso, come Adiantum capillus-veneris;
  • e) coltivazione in vitro delle specie di felci più rare e minacciate, rimaste nel territorio del Parco con pochi esemplari relitti;
  • f) rimozione di rifiuti da ingressi di grotta, doline e inghiottitoi, per ampliare l'habitat potenziale delle felci;
  • g) protezione con cancelli per gli ingressi di grotta con importanti popolazioni di felci, tesi ad impedirne il calpestio;
  • h) allestimento della "Vetrina delle Felci", per la presentazione del gruppo di specie, costituita da uno spazio all'aperto, lungo il percorso di accesso alla grotta visitabile del Re Tiberio, in cui le specie sono presenti allo stato selvatico o semi-selvatico;
  • i) valutazione ed eventuale realizzazione di uno studio sulla diversità genetica di Cheilanthes persica su tutte le stazioni (24) già individuate nella Vena del Gesso; lo studio sarà finalizzato a comprendere l'origine della pianta e a poter operare per la sua migliore conservazione; a questo scopo verrà avviata una collaborazione con il Natural History Museum di Londra;
  • l) raccolta e conservazione presso la banca del germoplasma dell'Università di Pavia dei semi delle specie di orchidee più rare e minacciate;
  • m) sistemazione della "Vetrina delle Orchidee", per la presentazione del gruppo di specie, costituita da uno spazio al chiuso (nell'aula didattica del centro visite Rifugio Ca' Carnè) e di uno spazio all'aperto, presso i prati aridi e l'oliveto biologico dello stesso centro visite del Carnè;
  • n) interventi di conservazione delle condizioni edafiche e vegetazionali idonee allo sviluppo delle orchidee presso i prati aridi e l'oliveto biologico dello stesso centro visite del Carnè, mediante manutenzione straordinaria della vegetazione;
  • o) acquisto di un mezzo per la manutenzione del prato ad orchidee del Carnè, per il futuro mantenimento ordinario delle condizioni raggiunte con l'intervento precedente.
Barbone adriatico
Barbone adriatico
(foto di Ivano Fabbri)
Cheilanthes persica
Cheilanthes persica
(foto di Piero Lucci)